Critica

“Attraverso gli umori dello spazio”

Maurizio Piovan costituisce per me una vera sorpresa. Dice che ci eravamo incontrati tempo fa, quando partecipava a concorsi, ma non riuscivo a focalizzare né la persona né il suo lavoro. Riservato e quieto, si è sempre tenuto in certo senso appartato, alla finestra del sempre più affollato e confuso sistema dell’arte, senza mai forzare l’aspetto mercantilistico,affidandosi a buone mostre in buone gallerie, soprattutto lavorando sodo alle tele, spesso grandi, preferibilmente di 140 cm di base: uno spazio o, meglio, spazi, di assorbimento lungo dell’attenzione di chi fa e di chi guarda; e spazi di tessitura, di contagi, di contaminazioni, di viaggi della mente e del cuore, dell’intelligenza e del sentimento, dei sensi graffiati, irritati, attraverso le occasioni del tempo.

Le esperienze affiorano nella memoria come percorsi e colore e, dunque, attraverso il corpo esterno ed interno, dove si aprono spazi diversi e infinitamente più vasti e più complessi di quelli di fuori, colorati d’emozioni, mobili come grandi tessere di caleidoscopio, inseguiti ed esplorati lungo fili leggeri che accennano appena a trame e orditi, a storie, a racconti, immergendoci nella pasta cromatica, ora più alta e grumosa di isole di pensiero, ora tirata e ben levigata come largo musicale, ‘campo di risonanze’, di ‘euritmie’ ama dire l’artista, e di ascolti, ancor più che di visualizzazioni. Quasi mobili e fugaci ombre transitano nella mente e s’intessono, davanti e dietro lo sguardo, sequenze del tempo e delle stagioni, momenti di vita, slanci vitali, tracciando segni nella memoria, sollecitando la consapevolezza del ricordo, del segno, della ferita. Il colore invade e permea spazi: ora dilaga, ora affiora appena, ora affonda per riemergere in saturazioni ricche di suggestioni e di allusioni narrative, di evocazioni paesistiche, di fantasmi, sempre senza alcuna sosta descrittiva, in una dinamica coinvolgente.

La sorpresa di cui dicevo è proprio la qualità della tenuta del gesto, della quantità e della varietà delle armonie cromatiche : una rara sapienza innata, rotonda e maturata nell’assiduo esercizio, in una vera e propria immersione negli umori di una spazialità sentita come energia in costante fluire e modificarsi; una coltivata capacità pittorica che interpreta al meglio Kandinsky, Burri, Afro, Rotchko, Alechinsky, Vedova, Dova, lo spazialismo, l’astrattismo lirico e dinamico dello scorso secolo e con una libertà gestuale e di occupazione davvero sorprendente, accattivante, magica, ricca di modulazioni che si rinnovano e si rincorrono sullaccostamenti.

Giorgio Segato